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Francesco Costanzini

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Consigliere Quartiere Saragozza
Commissione Associazioni e Volontariato
Vice Segretario Partito Democratico - Quartiere Saragozza (Bo)
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Franz Blog

Gli uomini si fanno influenzare non dalle cose, ma da come essi vedono le cose

Domani

 

Domani 21/04/09

Tra le nuvole e i sassi/ passano i sogni di tutti (Ligabue)
passa il sole ogni giorno/ senza mai tardare. (Tiziano Ferro)
Dove sarò domani? (Enrico Ruggeri)
Dove sarò? (Gianni Morandi)
Tra le nuvole e il mare/ c’è una stazione di posta (Franco Battiato)
uno straccio di stella messa lì a consolare (Massimo Ranieri)
sul sentiero infinito (Max Pezzali)
del maestrale (Eugenio Finardi)
Day by day (Zucchero)
Day by day (Cesare Cremonini)
hold me/ shine on me. (Zucchero)
shine on me (Cesare Cremonini)
Day by day save me shine on me (Zucchero, Carmen Consoli, Mauro Pagani, Cesare Cremonini, Eugenio Finardi)
Ma domani, domani,/ domani, lo so (Francesco Renga)
Lo so che si passa il confine, (Roberto Vecchioni)
E di nuovo la vita (Mauro Pagani)
sembra fatta per te (Giuliano Palma)
e comincia (Elio)
domani (Elio e Le Storie Tese, Vittorio Cosma)
domani è già qui (Jovanotti)

rap 1 Estraggo un foglio nella risma nascosto
scrivo e non riesco forse perché il sisma m’ha scosso (Caparezza)

rap 2 Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi (Frankie Hi NRG)

e la vita la vita si fa grande così (Gianluca Grignani)
e comincia domani (Giuliano Sangiorgi)
Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare (Claudio Baglioni)
con un pò di fortuna (Ron)
si può dimenticare. (Luca Carboni)
Dove sarò (Baustelle)
domani? Dove sarò? (Samuele Bersani e Baustelle)
oh oh oh (coro: Carmen Consoli, Antonella Ruggiero, Alioscia, Pacifico, Mango, Massimo Ranieri, Bluvertigo, Nek, Giuliano Palma, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Albano)

rap 3 Dove sarò domani che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani/ Dove sarò domani, tendimi le mani, tendimi le mani (Marracash)

Tra le nuvole e il mare
si può andare e andare (Laura Pausini)
sulla scia delle navi
di là del temporale (Carmen Consoli)
e qualche volta si vede (Nek)
domani (Antonello Venditti)
una luce di prua (Nek)
e qualcuno grida: Domani (Antonello Venditti)

rap 4 Come l’aquila che vola
libera tra il cielo e i sassi siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi
hai fatto il massimo e il massimo non è bastato e non sapevi piangere e adesso
che hai imparato non bastano le lacrime ad impastare il calcestruzzo
eccoci qua cittadini d’Abruzzo
e aumentano d’intensità le lampadine una frazione di
secondo prima della fine e la tua mamma,
la tua patria da ricostruire,
comu le scole, le case e specialmente lu core
e puru nu postu cu facimu l’amore (Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra e in chiusura Sud Sound System)

non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
sulla stessa barca (J Ax , Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a stare bene in Italia (J Ax e Fabri Fibra)
sulla stessa barca (J Ax)
a immaginare un nuovo giorno in Italia (Giorgia, Giusy Ferreri, Dolcenera, Mario Venuti, Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra)
Tra le nuvole e il mare si può andare, andare
Sulla scia delle navi di là dal temporale (Piero Pelù)
Qualche volta si vede una luce di prua e qualcuno grida, domani (Morgan)
Non siamo così soli (Giorgia, Mario Venuti, Giusy Ferreri, Dolcenera, Giuliano Sangiorgi)

(tromba solo di Roy Paci)

Domani è già qui
Domani è già qui (Jovanotti, Marracash, FabriFibra, J Ax)

(Assolo violino Mauro Pagani)

Ma domani domani, domani lo so, lo so, che si passa il confine (Gianna Nannini)
E di nuovo la vita sembra fatta per te e comincia (Elisa) domani (Sud Sound System)
Tra le nuvole e il mare, si può fare e rifare
Con un pò di fortuna si può dimenticare (Manuel Agnelli Afterhours)
E di nuovo la vita, sembra fatta per te (Mango)
E comincia (Niccolò Fabi)

(coro finale)
domani
E domani domani, domani lo so
Lo so che si passa il confine
E di nuovo la vita sembra fatta per te
E comincia domani

(Manuel Agnelli, Dolcenera, Zucchero, Niccolò Fabi, Pacifico, Giusy Ferreri, Alioscia, Pacifico, Max Pezzali, Caparezza, Niccolò Agliardi, Luca Carboni, Roy Paci, Tricarico, Ron, Giuliano Sangiorgi, negramaro, Negrita, Giorgia, Francesco Renga, Malika Ayane, Laura Pausini, Morgan, Jovanotti, Massimo Ranieri, Nek, Enrico Ruggeri, Piero Pelù, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Carmen Consoli, Mango, Cesare Cremonini, Saturnino)

Domani è già qui, domani è già qui (Jovanotti).

Il PD dal 14 Ottobre 2007 ad oggi

Il Partito Democratico, nato sotto i migliori auspici sta attraversando un momento difficile. Che rischia di dare ragione a chi da mesi sta remando contro il partito … dal suo interno.
Tutti noi ricordiamo quando nel 2007 iniziammo, da protagonisti entusiasti, il percorso che ci ha condotto sin qui. Nasceva un nuovo Partito, di cui si disse che non dovesse essere la fusione a freddo tra due apparati. C’erano le condizioni ed il clima per rinnovare la politica italiana. C’era il desiderio e la volontà di riunire forze e menti politiche riformiste e democratiche per formare il più grande partito italiano.  Con valori riconosciuti, condivisi e che comunque si rifacevano ad un glorioso passato, iniziando da chi ha lottato contro il fascismo ed i padri che ci hanno fatto uno dei regali più belli: la Costituzione, sino ad arrivare ai grandi personaggi che hanno attraversato la storia politica di tradizioni seppur diverse, così importanti e da non dimenticare.
Questo sogno, però, si è scontrato con la realtà.
Non ho timore di constatare i problemi e fare autocritica, pienamente convinto che si debba ripartire e di certo non abbandonare il progetto.
Le ragioni della nostra scommessa, ha detto Rosy Bindi giorni fa, restano intatte.
Sta a noi tutti, oggi ed ora cercare di cambiare questo trend.
Con responsabilità e con coraggio.
Cambiando quel che si deve cambiare, migliorando ciò che si deve migliorare.
Una delle feroci critiche che sta accompagnando il nostro Partito in questi mesi punta su vari aspetti. Ne cito una di qualche giorno fa di Peter Gomez “Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.”
Io credo che dobbiamo reagire, con la forza che non può essere la forza di altri.
Abbiamo un potenziale umano incredibile e dobbiamo saperlo valorizzare ed ascoltare.
La nostra forza è quella delle persone che credono in certi valori e con storie diverse alle spalle desiderano costruirsi un futuro con uno stile di prossimità, di semplicità e di servizio.
Noi sappiamo fare della diversità una ricchezza, del dialogo la nostra forza. Della credibilità un “MUST”. Lasciamo ad altri la monarchia e l’egemonia dei poteri assoluti, la forza massmediatica imperante e senza eguali. Noi siamo un partito necessariamente popolare che da lì parte e lì deve arrivare.
In un Paese in cui l’aspetto mediatico conta più della realtà delle cose è necessario dare segnali coerenti di unità e di contrarietà senza se e senza ma a chi sta cercando con ogni mezzo di fare i propri interessi e coltivarli ai danni della comunità.
Per questo penso che il Partito Democratico debba tornare alle origini e ripartire.
Tutto il Partito deve capire che il largo consenso che ha avuto inizialmente derivava dall’aspettativa delle persone sulle novità che abbiamo prospettato nella fase costituente.
Ciascuno di noi deve guardarsi dentro e prendersi le proprie responsabilità, ad ogni livello. Con il coraggio di chi vuole davvero fare la cosa giusta e la fermezza di chi ama e si sente responsabile per i propri concittadini. Facciamoci questa domanda: “Che partito vogliamo?” e poi “Che partito abbiamo contribuito a costruire?”.
Fatta questa analisi dobbiamo renderci conto che è necessario fare spazio anche al nuovo, alle idee e al contributo di una nuova generazione.
Una generazione che deve essere in grado di rischiare, di metterci la faccia e di accompagnare alla pensione chi vuole tornare indietro.
Per mesi abbiamo parlato di nuovo partito, di nuovo stile, di partecipazione, di trasparenza, di valori. Ma è nelle scelte che ci siamo giocati la credibilità.
Se abbiamo dato l’impressione di partito verticista, la gente lo ha percepito.
Se le scelte ed i ruoli sono stati nei fatti un privilegio di pochi, le persone faranno fatica a sentire le nostre chiacchiere. Non nascondiamocelo, la tentazione oligarchica è stata uno dei problemi interni al partito anche locale. Ripartiamo con la consapevolezza di cercare altre forme ed onorare la democrazia interna ai nostri organismi.
Credo che la società abbia bisogno estremo di modelli positivi e di ritrovare la fiducia nella politica.  L’antipolitica non può e non deve essere la soluzione. Non possiamo permetterci di lasciare ad altri il ruolo che spetta a noi.
La politica deve rinascere, grazie anche a noi, alle nostre idee, al nostro impegno, alla nostra testimonianza onesta e al nostro esempio.
Le lobby di apparato ed il potere di pochi devono, pertanto, lasciare necessariamente il passo a sistemi di gestione del partito molto diversi e coerenti con lo statuto ed i valori che professiamo.
Anche Bologna è in difficoltà.
Lo scontento, la delusione si respirano parlando con la gente.
Credo che a partire dai nostri Circoli si debba tutti fare un esame di coscienza e ripartire.
Ripartire perché anche io credo che il progetto del Partito Democratico non debba essere abbandonato. Perché credo che ancora le cose possano cambiare ma soprattutto che si possa e si debba imparare dai nostri errori.
L’autolesionismo che ci contraddistingue dobbiamo far sì che resti una brutta abitudine del passato. Piuttosto dobbiamo cercare di avere uno sguardo più lungimirante e più attento alla società che ci circonda.
E’ mio desiderio mettere al servizio del partito idee, energie e il tempo che potrò per recuperare e cercare di costruire un PD migliore.
Senza rancore, con spirito costruttivo, ma consapevole che gli errori (che possiamo considerare del passato) non debbono essere ripetuti.
 
Le elezioni del 6 e 7 giugno sono una sfida che non possiamo permetterci di perdere.

Flavio Delbono,  Beatrice Draghetti e tutti quelli che saranno i candidati a vari livelli avranno bisogno del nostro sostegno e del nostro impegno.
Io mi metto a disposizione del Partito e spenderò le energie che possiedo e le mie poche capacità per proseguire nel coinvolgimento di altri e nel lavoro sul nostro territorio.
Credo di poter dire che insieme metteremo in campo l’entusiasmo, un progetto comune in cui crediamo e le relazioni che abbiamo costruito in questi anni oltre ad un’esperienza amministrativa a contatto con la cittadinanza.
 
In conclusione desidero proporre qualche tema che secondo me è il caso di affrontare nel nostro immediato futuro:

1. Ritrovare le priorità politiche nei temi che stanno a cuore alle persone, che vivono momenti di difficoltà, di crisi economica e di profondo smarrimento
2. Continuare ad essere una forza politica alternativa ed oppositiva al centro destra e al suo Premier, senza sconti e senza lasciare il compito ad altri. Opponendoci ad un regime che vuole fare delle istituzioni una proprietà con tutte le nostre energie, cercando di proporre un altro modello di società e di democrazia. Mi viene da dire citando Moretti “facciamo qualcosa di sinistra!”
3. Cambiare lo stile con cui affrontiamo le cose, presidiando il territorio con spirito di ascolto e con il proposito di dare delle risposte ai cittadini, oltre che speranze, entusiasmo ed idee, accettando le sfide che le nuove generazioni e i mezzi di comunicazione lanciano, cercando di avvicinare la politica alla vita delle persone e non il processo contrario. Recuperiamo le persone che abbiamo perso per la strada ed avviciniamone di nuove, coinvolgiamo tutti in un progetto inclusivo, partecipato e condiviso. Accettando ciascuno che liberamente offre ciò che può e riesce a dare come contributo.
4. Troviamo il coraggio di rinnovare i vertici del partito e le candidature, con un necessario ricambio generazionale, comunque senza precludere la strada a nessuno con canoni di età, sesso o vecchia appartenenza
5. Trasparenza nella gestione anche economica di tutti gli organi di partito ed in tutti i  processi di scelta ed una migliore gestione del dissenso interno ed esterno al partito, ricercando comunque alleanze programmatiche con altre forze di centrosinistra per un progetto ed un percorso condiviso
6. Rispetto della laicità istituzionale e della coscienza individuale di ciascuno. Partendo dalla consapevolezza che solo la sintesi tra le culture ed il superamento degli steccati ideologici anche al nostro interno potranno renderci una forza politica credibile e laica.
 
Voglio concludere con le parole pronunciate domenica dal nuovo segretario del Partito, Dario Franceschini:  «Non è il momento della delusione, dell'astensionismo o del disimpegno, è il momento in cui tutti gli italiani che credono nei valori condivisi che hanno fatto nascere la nostra Costituzione, dall'antifascismo e dalla Resistenza, in modo pacifico, civile e democratico comincino una  lunga battaglia per difendere la democrazia italiana».
 
Buon lavoro a tutti, con coraggio e responsabilità.
Grazie dell’attenzione e della pazienza.

Responsabilità e coraggio

Ci vuole un segno di responsabilità e di coraggio.

Ne ha bisogno il Paese.

Il Partito Democratico, nato sotto i migliori auspici ed in un clima entusiasta, sta ora attraversando un momento di declino e di crisi.

Sta a noi tutti, oggi ed ora cercare di cambiare questo trend.

Con responsabilità e con coraggio.

Cambiando quel che si deve cambiare, migliorando ciò che si deve migliorare.

Per rinnovare davvero la politica bisogna “rinnovarsi”.

Per cambiare il Paese bisogna “cambiarsi”.

Non possiamo più aspettare, dobbiamo dare un segnale forte.

Un segnale di ferma contrarietà ed opposizione ad un Governo irresponsabile che sta  cercando do demolire il Paese iniziando dalle sue basi.

In un Paese in cui l’aspetto mediatico conta più della realtà delle cose è necessario dare segnali coerenti di unità e di contrarietà senza se e senza ma a chi sta cercando con ogni mezzo di fare i propri interessi e coltivarli ai danni della comunità.

Per questo penso che il Partito Democratico debba tornare alle origini e ripartire da lì.

Con il coraggio di chi vuole davvero fare la cosa giusta e la fermezza di chi ama e si sente responsabile per i propri concittadini.

Non servono processi pubblici né tantomeno “scaricabarili”.

Ciascuno deve guardarsi dentro e prendersi le proprie responsabilità, ad ogni livello.

E, se è il caso, fare un coraggioso passo indietro.

Abbiamo bisogno di credere ancora nel Piddì, di credere che ci sia la volontà politica di cambiare un sistema annichilito e stantio. Abbiamo bisogno di credere ed avere fiducia in un Partito davvero democratico sin dalle sue basi ed in tutti i suoi organismi. In un Partito trasparente, che sia coerente con i propri valori fondativi.

Non abbiamo bisogno di personalismi, di persone in ricerca di successi personali, ma è necessario che le persone normali, con la passione, l’entusiasmo non abbandonino i nostri Circoli ed i nostri organismi. Abbiamo estremo bisogno di credibilità e di amministratori seri, leali, scelti collegialmente.

Non siamo costretti all’autosufficienza e non dobbiamo cadere in tentazioni scissionistiche o di eccessiva autoreferenzialità.

Abbiamo l’urgenza ed il dovere, davanti ad un panorama alquanto critico, di nutrire fiducia e mantenere viva quella di tanti italiani che hanno prima intravisto una speranza nel panorama politico e poi hanno coltivato solo delusione ed amarezza.

Nostro dovere primario, in qualità di iscritti e/o dirigenti è quello di capire, ascoltare le istanze del dissenso e su queste ricominciare la costruzione del Partito a tutti i livelli.

 

Buon lavoro a tutti, con coraggio e responsabilità.

Ciao Eluana!

Dalla seduta di ieri del Senato

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, avrei ritenuto di prendere la parola in un altro modo. Credevo di poter dire, a nome di tutti quelli che sono qui e che in qualche modo, con idee diverse, hanno partecipato alla discussione in quest'Aula, nella Conferenza dei Capigruppo e sui giornali, che questo è il momento in cui, come padri e come madri, visto che ci eravamo assunti questa responsabilità, piangiamo Eluana. Non è così. Viene compiuto, sulla morte di Eluana, l'ennesimo atto di sciacallaggio politico. (Vivi applausi dai Gruppi PD e IdV. Vivaci proteste dai Gruppi PdL e LNP. Alcuni senatori della maggioranza scendono nell'emiciclo).

VOCE DAI BANCHI DELLA MAGGIORANZA. È volgare strumentalità! (Vive e reiterate proteste del senatore Mugnai all'indirizzo dei banchi del centrosinistra).

FINOCCHIARO (PD). Ministro Sacconi, ho apprezzato le sue parole, ma non posso apprezzare quelle del senatore Quagliariello. (Vivaci proteste dal Gruppo PdL). La straordinaria, bieca e volgare strumentalità con la quale il centrodestra e il presidente Berlusconi in prima persona hanno affrontato la questione ricade nel momento più triste. Credevo che le parole del ministro Sacconi avessero aperto quest'Aula all'umanità del dolore, oltre che a quella della responsabilità. Mi sono dovuta ricredere!

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Questo non hai diritto a dirlo. Qui ci sono galantuomini, non hai diritto a dirlo. Stai calma!

FINOCCHIARO (PD). Per quanto ci riguarda, presidente Schifani, è solare dinanzi alla sua testimonianza, il fatto che non un atto di ostruzione è stato compiuto dal Gruppo del Partito Democratico perché la discussione sul provvedimento non cominciasse in quest'Aula. Il tentativo che è nelle parole del senatore Quagliariello, quindi, si rivolge ad un profilo che è così alto e così grave nella nostra Repubblica da non poter essere tollerato. (Vivaci proteste dal Gruppo del PdL).

Noi che per primi abbiamo proposto al Senato un testo di legge che regolasse il fine vita e abbiamo presentato un ordine del giorno che impegnava voi, prima di noi, ad approvarlo entro il 31 dicembre 2008 (Applausi dai Gruppi PD e IdV), oggi vi diciamo che non siamo più disponibili, se non ad un esame compiuto del testo della maggioranza e dell'opposizione che è in Commissione! Oltre questo non ci staremo!(Applausi dai Gruppi PD e IdV. Vivaci proteste dai Gruppi PdL e LNP).

VOCI DAL GRUPPO PdL. Assassini! (Vivaci proteste dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 20,43, è ripresa alle ore 22,17).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Colleghi, la seduta è ripresa. Vi chiedo un attimo di attenzione.

In seno alla Conferenza dei Capigruppo vi sono stati alcuni chiarimenti. Innanzitutto, ci si è confrontati sul significato delle espressioni del Vice Capogruppo di maggioranza, in relazione alle sue affermazioni in quest'Aula. Da parte del Capogruppo del Partito Democratico è stato chiesto un chiarimento su chi fossero i destinatari di quelle accuse ed il Vice Presidente del Gruppo, senatore Quagliariello, ha tenuto a ribadire come quelle affermazioni intendessero riferirsi ad un dato oggettivo di carattere più medicale che politico, che non intendeva affatto riferirsi a colleghi di quest'Aula e che quindi non intendeva rivolgere accuse ai colleghi dell'opposizione. (Commenti dai banchi del PD).

Scusate, colleghi. Per cortesia, quando avrò finito di parlare darò la parola ai Capigruppo. Sto riferendo all'Aula il contenuto di alcuni passaggi della Conferenza dei Capigruppo. È mio dovere e intendo farlo.

Fatta questa permessa e questo chiarimento, ci si è poi confrontati sull'iter dei lavori dell'Assemblea. Vi sono state posizioni divergenti: vi è stata la posizione del Partito Democratico, che ha dichiarato di non voler più seguire il calendario e di volersi addirittura sottrarre all'esame di questo testo, ove si dovesse decidere di andare avanti; vi è stata la posizione della maggioranza e di un Gruppo di opposizione, che invece intendevano proseguire nell'esame del provvedimento; vi è stata (e vi è) la proposta di mediazione della Presidenza, sulla quale non vi è stata convergenza, ma che ha delineato nuovamente uno scenario che vede la maggioranza e il Gruppo presieduto dal presidente D'Alia d'accordo sull'ipotesi di concludere i lavori di questa sera senza la prosecuzione della discussione generale - anche in considerazione del clima d'Aula che si è determinato e per la tragicità dell'evento - ed iniziare domattina, proseguendo l'esame di questo disegno di legge per concluderlo entro la fine della seduta antimeridiana. In tal modo, si dedicherebbe tutta la seduta antimeridiana di domani alla discussione generale, all'esame degli emendamenti e al voto finale, facendo scivolare al pomeriggio l'incardinamento del cosiddetto decreto milleproroghe.

Questa è una proposta di mediazione che vuole obbedire ad alcune esigenze, tra cui quella di consentire di riprendere i lavori domani con maggiore serenità e quella di affermare che il Parlamento, che aveva iniziato ad esaminare un testo di legge, non si ferma in relazione ad un fatto oggettivo, seppure drammatico e tragico, che colpisce tutti noi.

La nuova proposta di calendario dei lavori ha raccolto una maggioranza ampia - perché, ripeto, è stata condivisa anche dal Gruppo presieduto dal senatore D'Alia - ed è dunque risultata approvata, seppure a maggioranza, dalla Conferenza dei Capigruppo. Naturalmente sul calendario che formalmente e tecnicamente è stato approvato dalla maggioranza suddetta si possono inserire altri interventi, ove non dovesse esserci condivisione o dovessero essere formulate controproposte di calendario.

È evidente che mi auguro che questa sia una delle pochissime occasioni in cui il calendario viene approvato in questo modo, perché in questi mesi la Presidenza si è spesa, con la collaborazione di tutti i Gruppi di maggioranza e opposizione, per giungere all'individuazione di percorsi condivisi sull'esame dei testi di legge, così come era condiviso il percorso che stavamo attuando e realizzando, con l'assunzione di responsabilità da parte di tutti i Gruppi di maggioranza e opposizione.

Questa è la proposta che è risultata formalmente approvata in Conferenza dei Capigruppo, nello scenario che vi ho delineato.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, mi rivolgo a lei, che ha ritenuto di fare una proposta di mediazione, e mi rivolgo ai colleghi della maggioranza e al Governo per dire, con la pacatezza che è dovuta, che il Gruppo del Partito Democratico, che non condividerebbe la scelta di tornare a discutere di questo testo domani, avanza all'Aula e al Governo la proposta di ultimare, in una settimana, il lavoro di Commissione sul testo concernente il testamento biologico (fine vita, DAT, o come preferite chiamarlo), per il quale il relatore di maggioranza ha già presentato un articolato, in maniera tale da poter passare in tempi brevissimi alla discussione in Aula di un testo compiuto e - lasciatemi dire - assai più soddisfacente sotto il profilo della previsione, della stesura, dell'approfondimento che lo ha accompagnato e che lo contraddistingue, in considerazione di un dato di fatto oggettivo.

Stamattina il relatore di maggioranza in Commissione sul provvedimento che abbiamo in esame ha presentato un emendamento con il quale fissava in 180 giorni la data di vigenza del disegno di legge, a riprova della sua temporaneità e del fatto che anche i colleghi della maggioranza non ritenevano soddisfacente il testo in esame rispetto alla quantità dei problemi che la regolazione del fine vita solleva. Con la nostra proposta si recupera molto tempo rispetto a quei 180 giorni, con in più la possibilità di giovarci di un lavoro già avanzato in Commissione e della disponibilità del mio Gruppo, che dei testi sul fine vita è stato autore, coautore e anche - lasciatemelo dire - portatore di ipotesi di mediazione rispetto a punti molto delicati.

Credo che la nostra sia una proposta adeguata rispetto alla delicatezza della questione che stiamo affrontando, alla responsabilità che ci siamo assunti e anche ai tempi celeri che il Governo e la maggioranza hanno stabilito, a questo punto, di fissare perché il Parlamento adotti un atto di legislazione in questa materia.

Davvero mi rivolgo alla comprensione e all'intelligenza dei colleghi. Non è, ovviamente, una proposta che facciamo in chiave ritorsiva, in nessuno modo. Anzi, torniamo a discutere sulla base non di un testo di parte, ma di un dibattito che si è dipanato solo in questa legislatura per sette mesi, che vede già un testo del senatore Calabrò e che ha raggiunto, con l'ulteriore sforzo che compiremo nelle prossime settimane, un punto di definizione che può soddisfare le forze di maggioranza e di opposizione. (Applausi dal Gruppo PD).

Fonte: http://www.senato.it


http://portale.milania.it/index.php?option=com_content&task=view&id=192&Itemid=1
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-4/eluana-englaro-4/eluana-englaro-4.html
http://www.avvenire.it/Commenti/Adesso+pero+vogliamo+sapere+tutto.htm

Ripartiamo col PD!

Carissimi amici, amiche, compagne e compagni di Partito,

ho pensato di scrivere per lanciare qualche proposta e condividere qualche riflessione, prima di un nostro prossimo incontro.

 

L’insediamento di Obama ha iniziato il corso di una nuova era.

 

“Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.

 

[…] Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull'orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.”

 

Desidero partire da qui, perché penso che queste parole possano essere per noi un punto di ripartenza.

 

L’Italia sta attraversando un periodo di crisi. Crisi democratica, crisi economica, crisi politica.

Certamente non sarà Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio eletto per l’ennesima volta dagli italiani, a salvare noi ed il nostro Paese.

Piuttosto la sua persona è quella che da parecchi anni sta modellando l’Italia a sua immagine ed a suo uso e consumo, con il beneplacito di tanti.

Sono queste affermazioni scontate e che si sono ripetute miliardi di volte.

Eppure sono vere, oggi più che mai. Devono farci riflettere e metterci nuovamente in discussione.

 

Io credo che la società odierna abbia solamente bisogno di modelli positivi e di ritrovare la fiducia nella politica. Ne ha bisogno estremo.

L’antipolitica non può e non deve essere la soluzione.

La politica deve rinascere, grazie anche a noi, alle nostre idee, al nostro impegno, alla nostra testimonianza onesta e al nostro esempio.

 

Per questo ed altro nasce l’idea dell’Ulivo, prima, e del Partito Democratico, poi.

Riunire forze e menti politiche riformiste e democratiche per formare il più grande partito italiano.

Con valori riconosciuti, condivisi e che comunque si rifanno ad un glorioso passato.

 

Il sogno, però, si scontra con la realtà.

L’entusiasmo delle Primarie del 2005, che incoronarono Romano Prodi leader di una grande coalizione per il progetto di governo, è scemato sulle ceneri dello stesso. Caduto per colpe attribuibili a vari fattori e a vari personaggi dello scenario politico.

Una persona perbene, che aveva pazientemente e sapientemente cucito alleanze, elaborato un programma corposo e serio, è stata abbandonata dai suoi alleati per la seconda volta nel giro di una decina di anni.

Pochi mesi prima nasceva il PD, con entusiasmo e desiderio di innovare e sostenere l’allora governo.

Eppure dopo qualche mese dall’elezione assai partecipata del segretario nazionale, dei segretari regionali e delle assemblee il Partito Democratico (che sia Romano Prodi che tanti altri con lui avevano agognato e promosso) non ha saputo combattere ed evitare energicamente la crisi che ha visto la caduta di un Governo che stava faticosamente lavorando.

 

Ci ritroviamo oggi con un Partito in grosse difficoltà.

 

o   Anime in contraddizione tra loro

o   Una questione morale aperta ed insanata

o   Poca democraticità interna

 

Le ultime batoste elettorali e le vicende giudiziarie sono l’iceberg di una crisi.

Sono eventi che mettono in risalto problemi interni, che già qualcuno aveva giustamente paventato e che non regalano una bella immagine ai tanti che si erano avvicinati a questo progetto.

 

Ci ritroviamo a Bologna in questo contesto.

Con un’esperienza amministrativa di cinque anni della città che ha avuto alti e bassi.

Con una profonda delusione per un Sindaco uscente che ha eluso molte aspettative, ma con un’azione amministrativa in Consiglio comunale o nei Quartieri spesso “sottovalutata o sconosciuta”.

Con elezioni primarie molto discusse che ancora portano dietro di sé problemi irrisolti.

È pertanto palese che anche il nostro Partito locale attraversi una fase delicata.

Anche a Bologna manca un sistema di democraticità interno e non si è stati capaci di superare il passato ed i vecchi e fastidiosi vizi.

Rinnovare la politica significa anche questo.

Le lobby di apparato ed il potere di pochi devono lasciare necessariamente il passo a sistemi di gestione del partito molto diversi e coerenti con lo statuto ed i valori che si professano.

 

Per questo anche Bologna è in bilico.

Lo scontento, la delusione si respirano parlando con la gente.

 

Condivido in pieno il documento dell’esecutivo del PD di Bologna del 20/01 scorso.

 

Credo che a partire dal nostro Circolo si debba tutti fare un esame di coscienza e ripartire.

Ripartire perché anche io credo che il progetto del Partito Democratico non debba assolutamente essere abbandonato. Perché credo che ancora le cose possano cambiare e si possa imparare dai nostri errori.

 

Per questo è mio desiderio mettere al servizio del partito idee, energie e il tempo che potrò per recuperare e cercare di costruire un PD migliore.

Senza rancore, con spirito costruttivo, ma consapevoli che gli errori (che possiamo considerare del passato) non debbono essere ripetuti.

 

Anche il partito locale del nostro Quartiere ha bisogno di nuova linfa e di ripartire.

Non si è mai fermato. Il lavoro nei circoli deve proseguire.

 

Ci troviamo di fronte ad un contesto, con cui vi ho abbondantemente annoiato, ed un’opportunità.

Le elezioni del 6 e 7 giugno sono una sfida che non possiamo permetterci di perdere.

 

Trovo che alcune priorità fondamentali che vi propongo potrebbero essere:

o   Recupero delle persone che abbiamo perso per la strada ed avvicinarne di nuove, coinvolgere tutti in un progetto inclusivo, partecipato e condiviso. Accettando ciascuno che liberamente offre ciò che può e riesce a dare come contributo, senza ricercare professionisti o stipendiati di partito.

o   Cambiare lo stile ingessato con cui affrontiamo le cose, presidiando il territorio con spirito di ascolto e con il proposito di dare delle risposte ai cittadini, oltre che speranze, entusiasmo ed idee, accettando le sfide che le nuove generazioni e i mezzi di comunicazione lanciano

o   Coraggio di rinnovare i vertici del partito, con un necessario ricambio generazionale, comunque senza precludere la strada a nessuno con canoni di età, sesso o vecchia appartenenza

o   Trasparenza nella gestione anche economica di tutti gli organi di partito ed in tutti i  processi di scelta

o   Migliore gestione del dissenso interno ed esterno al partito

o   Ricerca di alleanze programmatiche con altre forze di centrosinistra per un progetto ed un percorso condiviso

 

 

In qualità di cittadino, iscritto al PD, consigliere circoscrizionale e vice segretario di Quartiere, auspico:

 

o   Che sia convocata un’assemblea di Saragozza per ascoltare e coinvolgere i cittadini in un dibattito sui temi politici di stretta attualità

o   Che vi sia una forte mobilitazione per organizzare una energica campagna elettorale per le europee, per la provincia, il comune ed il quartiere che possa “riscaldare” gli entusiasmi smarriti davanti ad un obiettivo comune

 

 

Vi ringrazio per la pazienza nel leggermi e mi scuso per le mie ultime defezioni.

 

Francesco Costanzini 

 

io l’ho firmato http://www.liberacittadinanza.it/carovana/petizioni/berlusconi-al-quirinale-mai

 

 

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