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Franz BlogGli uomini si fanno influenzare non dalle cose, ma da come essi vedono le cose
appelloMANIFESTO ALLA SINISTRA CRISTIANA E A QUANTI AMANO LA GIUSTIZIA
PER UN RITORNO ALLA POLITICA NEL TEMPO DELLA CRISI
Siamo tutti vittime di una disfatta della politica che, dopo la rimozione del muro di Berlino, vissuta come la vittoria ultima di una parte sull’altra, ha rinunciato a fare un mondo nuovo preferendo rilanciare il vecchio, a cominciare dal suo ancestrale sovrano “diritto alla guerra”. Ciò facendo i poteri dell’Occidente hanno abdicato alla responsabilità di guidare il corso storico, mettendo tutto nelle “mani invisibili” del Mercato, del quale si sono fatti sudditi, guardiani e sacerdoti. E questo lo dice pure Tremonti, dal fondo del pensiero reazionario Ma poiché il meccanismo così innescato ha creato isole di ricchezza in un oceano di naufraghi, incrementando povertà, insicurezza e disordine, la politica si è fatta polizia per domare terroristi e riottosi, alzando il livello di violenza preventiva e repressiva e mettendo sotto i piedi verità, diritto, Costituzioni e Convenzioni internazionali, ivi comprese quelle umanitarie. E questo non lo fa solo Tremonti, lo hanno fatto classi dirigenti di destra e di sinistra, anche in regimi inutilmente bipolari. Oggi non solo c’è bisogno di tornare alla politica da cui molti con giusto disappunto si sono allontanati, come hanno fatto due milioni e mezzo di nuovi astenuti nelle ultime elezioni, ma c’è bisogno di una politica “altra”; né del resto alla vecchia politica questo ritorno sarebbe possibile, né ad essa possibile l’approdo dei giovani; c’è bisogno di una ricostruzione della politica come un “essere per gli altri”, a cui tutti sono chiamati. Perciò rivolgiamo questo
APPELLO ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE VOGLIONO OPERARE PER LA GIUSTIZIA
per un ritorno alla politica. Proponiamo pertanto di promuovere con il nome di Sinistra cristiana una rete di Gruppi, di aggregazioni e di servizi “PER LA COSTITUZIONE, LA LAICITA’ E LA PACE”: cioè per l’unità degli uomini nella giustizia e nel diritto, per la responsabilità comune di “credenti” e “non credenti”, per la crescita del mondo. Dire Sinistra cristiana non significa qui riferirsi alla pur positiva esperienza che ebbe questo nome dal 1938 al 1945, né crearne oggi una nuova, ma fare appello a quella sinistra cristiana che è già nel Paese ed è nascosta nel fondo di molti di noi. Ciò comporta una scelta di campo di sinistra, cosa che in un’Italia drasticamente divisa in due sole parti politiche non significa più sposare una determinata ideologia, ma assumere il peso della contraddizione, mentre della sinistra rivendica la dignità, contro tutte le delegittimazioni e diffamazioni. Si tratterebbe di dar vita ovunque sia possibile, nel territorio nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, a un “Servizio politico” che da un lato abbia lo scopo di favorire la partecipazione politica dei cittadini, offrendo loro, indipendentemente dalle rispettive opinioni, dei servizi e degli aiuti per agevolarli nell’adempimento dell’art. 49 della Costituzione; dall’altro che abbia lo scopo, come parte tra le parti, di promuovere in modo associato iniziative, corsi e scuole di formazione politica, riattivare canali di comunicazione coi giovani, elaborare culture, soluzioni e proposte legislative, intervenire nel dibattito pubblico e, se necessario, partecipare anche direttamente all’azione politica per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale e instaurare la giustizia e la pace tra le nazioni, sempre promuovendo alternative costruttive e nonviolente nei conflitti; e ciò entrando nelle contraddizioni in atto, tra cittadini e stranieri come tra uomini e donne, tra regolari e clandestini, tra necessari ed esuberi, e cercando di ristabilire i legami tra il quotidiano, la cultura, la politica e una speranza nuovamente credibile; sapendo che se non subito si può cambiare il mondo, si può intanto cambiare il modo di stare al mondo. La definizione di questa rete di Gruppi e di iniziative come “Servizio politico”, intende non solo identificare il criterio della politica nel servizio e non nel potere, ma anche riprendere la radicale illuminazione secondo la quale il vero modo per evitare che nella vita collettiva gli uni siano nemici degli altri, è che tutti si riconoscano servi gli uni degli altri. Il nome di Sinistra cristiana, poi, non comporta un’identificazione confessionale, che in nessun modo può confondersi con una divisa politica, ma intende alludere a un mondo di valori, tutti negoziabili, ossia non imposti, purché prevalgano l’amore e la libertà, vuole indicare come discriminante il principio di eguaglianza e, nel conflitto, significa fare la scelta dei poveri delle vittime e degli esclusi. Si tratta dunque di un nome nuovo che si riferisce tuttavia a una ricca e variegata tradizione di impegno politico che va da Murri a Sturzo a Dossetti, dai cristiani della Resistenza ai “professorini” della Costituente, da Rodano a Ossicini a Gozzini, dalla cruenta testimonianza di Moro a quella della salvadoregna Marianella Garcia Villas, che hanno attraversato il Novecento italiano. Quanti intendono associarsi a questo appello sono invitati a farsi promotori delle relative iniziative nelle realtà a cui ciascuno appartiene, salvo poi ogni possibile coordinamento. E se per ottenere risultati è necessario coinvolgere molti, anche due o tre che si riuniscano per queste cose già compendiano tutto il significato dell’azione. Per un incontro di carattere nazionale, da convocarsi a settembre, si può prevedere fin da ora di mettere all’ordine del giorno, come primissime urgenze, il ritorno alla rappresentanza proporzionale senza snaturamenti maggioritari, e l’affermazione del principio che i diritti sono uguali per tutti: dove la proporzionale è la condizione per non dare troppo potere a qualunque “sovrano del popolo” e perché anche una minoranza possa continuare a rivendicare diritti uguali per tutti contro maggioranze che li neghino.
Raniero La Valle, Patrizia Farronato, Giovanni Galloni, ex vice-presidente del Consiglio superiore della Magistratura, Rita Borsellino, Adriano Ossicini, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, Carla Busato Barbaglio, Mimmo Gallo, magistrato di Cassazione, Giuseppe Campione, presidente della Regione siciliana nel 1992-93, Boris Ulianich, storico del cristianesimo, Giacoma Cannizzo, ex sindaco di Partinico, Annamaria Capocasale, segretaria della Scuola “Vasti”, Roberto Mancini, ordinario di filosofia teoretica all’università di Macerata, Amelia Pasqua, don Mario Costalunga, Laura Brustia, Francesco De Notaris, Agata Cancelliere, insegnante, Giovanni Franzoni, ex abate di San Paolo, Renata Ilari, Giovanni Avena, direttore editoriale di ADISTA, Emilia Carnovale, Giulio Russo, responsabile del Centro di servizi per il volontariato, Nicola Colaianni, giurista, Padre Nicola Colasuonno, direttore di Missione oggi, Donatella Cascino, Pasquale Colella, ecclesiasticista, Franco Ferrara, sociologo, Padre Alberto Simoni, direttore di Koinonia, Bernardetta Forcella, insegnante, Giovanni Benzoni, Angelo Bertani, giornalista, Enrico Peyretti, Francesco Comina, Chiara Germondari, Ettore Zerbino, Alessandro Baldini (Comitati Dossetti per la Costituzione, Associazione “Salviamo la Costituzione”), Claudio Bocci, Antonio Cascino, Anna La Vista, Federico D’Agostino, sociologo, Pasquale De Sole, Franco Ferrari, Gianvito Iannuzzi, Luca Kocci, Angela Mancuso, Gianfranco Martini, Giuseppe Mirale, Francesco Paternò Castello, Maria Antonietta Piras, Fiammetta Quintabà, Corrado Raimeni, Maurizio Serofilli (Comitati Dossetti per la Costituzione), Gabriella Saccami Vezzami, Luca Spegne, Maria Rosa Tinaburri, Paola e Claudio Tosi, Angelo Cifatte, Piero Pinzauti, Nanni Russo, avvocato, ex senatore, Alessandra Chiappini, presidente dell’Istituzione Servizi educativi, scolastici e per le famiglie del comune di Ferrara, Enrico Grandi, prof. Ass. di anatomia patologica all’Università di Ferrara, Franco Borghi, Tonio Dell’Olio, Pax Christi, Nando e Paola Peloso, Antonio De Lellis, Giovanni Bianco, giurista, Adele Tomassini, Nadia Neri, psicanalista, Mauro Murino, dirigente scolastico, Carlo Crocella, Mario Corinaldesi, Carlo Ciarrocchi, insegnante di religione, Pio Russo Krauss, medico, Nazzareno Serra, Fabio Ragaini (Gruppo Solidarietà), Gabriella De Blasi, insegnante di informatica, Esposito Angelillo, funzionario P.A., Anna Doria, insegnante, Gabriele Grassi, Giovanni Dazzi, infermiere, Adriano Declich, giornalista, Orietta Citoni Declich, insegnante, Francesco Auricchio, insegnante, Giovanni Cresci, astronomo, Antonello Miccoli, Giovanni Panettiere, giornalista, Pierangelo Monti, insegnante di religione, Pippo La Barba, giornalista, Andrea Volpe, ingegnere, Simone Triglia, Carola Gugino. Pasquale Iannamorelli, “Quale vita”, Renzo Dutto, Massimo De Magistris, studente, Citto Saija., Fiorella Ferrarini, assessore scuola di Quattro-Castella (R.E.), Amedeo Tosi, giornalista, Lauro Magnani, Walter Loddi, insegnante, Adelina Bartolomei, psicologa, Chino Piraccini, Nadia Piraccini, Rosa Pia Bonomi, Paolo Bertagnolli. Roma, 10 luglio 2008.
Per aderire a questo appello si può utilizzare l’ospitalità di Adista inviando una mail all’indirizzo manifestosinistracristiana@adista.it, specificando nome, cognome, indirizzo, professione e recapito postale telefonico e informatico, e mandando un contributo simbolico di 10 euro per le spese; si può usare, anche per inviare maggiori contributi, il conto di “Pace e diritti” presso la BNL del Senato, IBAN IT36V0100503373000000010470, oppure il Conto corrente postale n. 10654507 intestato a “Comitato per i campi di pace in Toscana”, v. Valdibrana 23, 51100 Capostrada. I firmatari saranno poi invitati a una riunione costituente per decidere come condurre il seguito dell’iniziativa.
Perché questo appello. L’idea è nata nei circoli della Scuola di antropologia critica “VASTI, che cos’è umano?”, al termine di un ciclo di seminari dedicato alla convivenza in cui si sono anche discussi i più recenti contributi in tema di teoria generale del diritto e della democrazia e di rapporti fede-mondo. Il punto di partenza è stato l’analisi della gravissima crisi interna e internazionale, giunta ormai nel nostro Paese, con la lotta agli immigrati, i Rom trattati come lo furono gli ebrei e con la sottrazione dei processi ai giudici, ad attaccare gli stessi diritti primari di libertà ed eguaglianza; ed è giunta nel mondo, con la scelta di produrre petrolio invece di cibo, di costruire muri invece di porte e di armare la vita quotidiana, a dare per perduta e nemica una gran parte della popolazione della terra. Tutto ciò rischia di risolversi in un fascismo strutturale sia in Italia che nel mondo. E in tali frangenti i cristiani dove sono? E Dio dov’è? Le autorità della Chiesa si fanno vedere, ma i cristiani non ci sono. Prima di tutto non ci sono perché non c’è più il popolo, che pur doveva essere il grande protagonista della democrazia; il popolo non c’è perché all’economia non serve, quando riduce i cittadini a clienti, i sindacati lo hanno perduto, intenti come sono a salvare il salvabile (ed è poco) con il concerto piuttosto che col conflitto, e i politici si nominano da soli. Fuori del popolo, inteso come organismo, le famiglie ideali non ci sono, le identità franano nell’amalgama della secolarizzazione di massa e le differenze finiscono in ostilità non più politicamente mediate. Ma i cristiani non ci sono anche perché sono caduti in equivoco sulla laicità. Hanno creduto anch’essi, come fa la modernità, che la laicità consista nel non essere o non manifestarsi credenti, mentre essa consiste nel vivere ogni realtà creaturale come profana e non come sacra, cioè disponibile all’uomo, non sottratta all’uso e alle responsabilità comuni, non gravata da riserve e da interdetti, non sequestrata da specialisti togati a ciò specialmente consacrati. Questa laicità non si contrappone a fede o a religione, perché il sacro non è la stessa cosa di Dio, non è la stessa cosa della Chiesa ma, fuorviato, diventa piuttosto la custodia cautelare con cui Dio è tenuto sotto controllo, la forma del suo esilio dal mondo, del mettersi al riparo da lui, una contraffazione e una copia di Dio, come si può sapere almeno da quando Gesù di Nazaret, come dice il vangelo, ce lo ha fatto “vedere”. Per far fronte alla crisi anche i cristiani ci vogliono, ed è strano che la sinistra se lo sia dimenticato mentre il partito comunista lo aveva capito. Ma non ci vogliono i cristiani come categoria politica, perché questo significherebbe ricadere in vecchie pratiche integriste e confessionali, bensì ci vogliono come il grido che reclama una qualità della politica che dovrebbe essere a tutti comune. Una qualità della politica che l’imperatore Giuliano riconosceva ai cristiani, quando nel ripristinare il paganesimo, voleva però emulare e anche superare l’amore che essi mettevano nella vita sociale; una qualità della politica che consiste “nell’agire in modo che comportamenti atti o scelte nell’operare quotidiano non siano spiegabili soltanto sulla base di mere opportunità politiche o di convenienze personali”, come rispondeva don Giuseppe De Luca a chi lo interrogava sullo specifico cristiano nell’azione comune con i non credenti; una qualità che consiste nel non contentarsi di aver vinto ma andare oltre per una ulteriore giustizia, come diceva don Lorenzo Milani a Pipetta; nel mantenere sempre “un principio di non appagamento” rispetto a ogni società data, come diceva Aldo Moro; nel percepire che “l’altro non va solo rispettato, ma amato; che l’altro non è solo una persona, è anche un fratello, che la libertà dell’altro non solo è il limite della libertà mia, ma è la condizione della libertà mia, che se l’altro non è libero non sono libero neanche io”, come diceva Claudio Napoleoni quando si chiedeva “se solo un Dio ci può salvare”; una qualità della politica che consiste nel ricordarsi che la cosa più importante non è difendere la propria sicurezza e la propria vita, perché la speranza supera la sicurezza e la vita si può perdere per guadagnarla. In ciò, almeno nell’ambito di quella piccola scuola, ma non solo in questa, si sono trovati e sono d’accordo cattolici e valdesi, cristiani e non cristiani, “credenti” e “non credenti”.
la storia delle coseDa vedere e diffondere....
Intervento di Giovanni Maria MazzantiPrima Assemblea programmatica del Partito Democratico di Bologna
18,19 luglio 2008 Il 14 aprile il PD a Bologna ha ottenuto il miglior risultato che un partito avesse mai ottenuto nella storia repubblicana della nostra città. Il mandato dei cittadini è quindi chiaro: creare oggi il miglior programma e la migliore amministrazione della nostra città. Il PD supera gli steccati del 900 in una sintesi riformista. Il programma del PD deve riformare il nostro territorio per il nuovo secolo. Bene quindi il confronto programmatico avviato. Bene la ricchezza di proposte che ci arrivano dai territori e dai forum. Anch’io colgo questa opportunità oggi per proporre idee e argomenti che mi auguro potremo e sapremo sviluppare nel nostro percorso. In Consiglio Comunale, questa settimana con i voti del PD e di SD abbiamo approvato il PSC del Comune di Bologna, il più importante documento amministrativo del mandato, con il quale abbiamo dato alla nostra città un nuovo contesto di programmazione e riqualificazione complessiva. Abbiamo colmato così ritardi accumulati negli anni. Dobbiamo rifiutare l’impostazione di una Bologna che basta a se stessa, teorizzata dalla Giunta Guazzaloca e praticata da molti. Dobbiamo invece confrontarci su un’idea di Bologna città europea e quindi metropolitana. Da subito occorre concentrare gli sforzi per realizzare un Piano strategico di Bologna metropolitana, per realizzare un nuovo grande spazio di progettazione e di costruzione di identità. Occorre riformare i confini burocratici della nostra città per farli diventare quelli della realtà di vita quotidiana delle persone. Inoltre abbiamo una grande opportunità storica rappresentata dalle tante aree militari che il Governo Prodi ha consegnato a usi civili nella nostra città. Il Partito dia il suo contributo perchè siano trasformate in nuovi spazi a servizio della comunità e del territorio. L’Assemblea programmatica è il luogo privilegiato dove affrontare temi complessi che non devono però diventare tabù. Siamo tutti consapevoli che se Bologna fatica a cambiare saremo sempre meno protagonisti nello scenario europeo. Affrontiamo quindi questioni come ad esempio la Fiera di Bologna che, a prescindere dalle doverose alleanze è collocata in una posizione ormai troppo centrale. La sfida di Milano di un nuovo quartiere fieristico si è dimostrata vincente. Molti comuni a noi simili, cito per tutti il caso Firenze, hanno creato una nuova città della giustizia. E noi cosa proponiamo? Le aree militari a cui accennavo prima, possono essere un valido supporto anche per una riorganizzazione del rapporto con l’Università, pensando ad esempio alla creazione di un nuovo polo disciplinare come nel caso delle scienze sociali. Potremmo proseguire con l’aeroporto, anche questo fortemente inserito nel contesto urbanizzato. Quali infrastrutture e quali nuove risorse potremmo mettere in campo? Per condividere una nuova idea di città dobbiamo cambiare: Bologna grande ed europea porta a cambiare e a riqualificarsi l’intero complesso regionale in un integrato sistema di servizi. In questo contesto occorre meglio definire i rapporti con Imola la cui assenza dalla dimensione territoriale del partito deve essere superata da un comune sforzo progettuale su scala metropolitana. Guardando fino al mare dove Ravenna, bellissima città in movimento, deve essere vista anche come porto per il nostro tessuto produttivo. Abbiamo bisogno di un rinnovato slancio riformista, abbiamo bisogno di guardare lontano. E per farlo abbiamo bisogno di essere insieme. Dobbiamo saper costruire e mantenere vive e salde alleanze con obiettivi di forte rinnovamento. Inaccettabile sarebbe la scelta di restare soli e non osare il riformismo. Infine, dobbiamo tenere il nostra territorio pulito dalla corruzione. Qui i cittadini e il PD hanno manifestato a difesa della Giustizia in una piazza che altrimenti, per legge della natura, solo altri avrebbero riempito. Noi abbiamo anticorpi forti ma anche nella nostra città occorre migliorare l’efficacia e l’efficienza del lavoro, senza cedere il passo a sistemi raffinati di copertura di favori e scambi. Oggi è l’anniversario della strage di via d’Amelio e dell’uccisone del Giudice Borsellino e della sua scorta. (applausi) C’è ancora chi, anche all’interno del nostro partito, nega il problema e il costo della corruzione. Allora ricordo a tutti quale è stato il costo che ancora oggi il nostro paese paga per le tangenti di Silvio Berlusconi alla politica per ottenere una legge dell’informazione a lui favorevole che è stato solo l’inizio della costruzione di un sistema a sua misura. La corruzione, prima ancora che immorale, è dannosa per l’economia e la vita sociale e alla lunga soffoca un paese. Il PD sia e lo sia sempre di più da queste terre quel soggetto politico in cui i cittadini possono porre la loro fiducia per un paese rinnovato e giusto. ulivistiPd: Parisi scrive ai delegati, riconvocare Assemblea Costituente
15 Luglio 2008 Il Professore Arturo Parisi chiede la riconvocazione dell'Assemblea Costituente (nazionale) del Pd. Dopo la discussa riunione del 20 giugno, a cui ha preso parte non più del 20% dei delegati, Parisi ha inviato una lettera ai delegati dell'Assemblea, e per conoscenza ai parlamentari del Pd, per chiedere loro di associarsi alla sua richiesta per una nuova convocazione della Assemblea Costituente, perchè possa finalmente dibattere, ma ancor più perchè, nel rispetto delle regole che ci siamo dati con lo Statuto, possa decidere del futuro del partito. Di seguito il testo della lettera: Roma, 15 luglio 2008
alle delegate e ai delegati dell'Assemblea Nazionale del Pd
pc. alle parlamentari e ai parlamentari del Pd Cara/o delegata/o,
sono passati esattamente nove mesi da quando, rispondendo alla proposta dei partiti promotori, più di tremilioni e mezzo di italiani, quasi il trenta per cento degli elettori del Pd, in un giorno dello scorso ottobre che ricordiamo ancora come un giornata di festa, hanno messo col loro voto le fondamenta per la costruzione del Partito Democratico.
Recandosi in tutta Italia nei seggi elettorali, come avevano già fatto a milioni nelle primarie dell'ottobre 2005, essi hanno dato ancora una volta la prova della esistenza nel nostro Paese, soprattutto nel campo di centrosinistra, di una grande quantità cittadini che non si accontentano di una democrazia intermittente. Recandosi nel 2005 e nel 2007 ai seggi elettorali, essi ha confermato la disponibilità e la richiesta di partecipare non solo a manifestare una risposta su proposte avanzate da altri, ma di partecipare alla formulazione della stessa proposta, sia che questa riguardi chi deve svolgere le diverse responsabilità politiche sia che riguardi contenuti e orientamenti da svolgere nelle istituzioni. E, facendolo in una misura enormemente superiore a quella dei partecipanti e degli stessi iscritti negli elenchi dei tesserati ai partiti, hanno ancora una volta messo in evidenza i limiti e l'insufficienza dei partiti che abbiamo ereditato dal passato, o, almeno, i loro limiti nella condizione nella quale erano finiti nel momento in cui li abbiamo ereditati dal passato.
A rappresentare questi cittadini tu ti sei a suo tempo candidato, così come hanno fatto decine di migliaia di cittadini, e come ho fatto anche io nel collegio della mia città. Da questi cittadini tu ed io siamo stati eletti perchè dessimo voce al mandato che era implicito nella candidatura che ci impegnavamo a sostenere per la segreteria del partito, ma ancor più perchè svolgessimo quel confronto che dentro le primarie non era stato reso possibile, e, a partire da questo confronto, prendessimo poi le decisioni conseguenti.
Non è quello che è capitato. Come sai l'Assemblea Costituente del Partito è stata da allora convocata tre volte. Ma ogni volta si è svolta senza che che sia stato possibile dar luogo ad un vero dibattito e soprattutto si è conclusa con voti di acclamazione che hanno sancito decisioni già prese. Nessuno si è perciò meravigliato se in questo modo la partecipazione larga nel primo incontro, si sia ampiamente ridotta nel secondo, per ridursi praticamente ad una infima minoranza nell'ultimo. Quel che è peggio è che nell'ultima riunione la Assemblea è stata di fatto "suicidata", con l'intenzione di mettere così termine al percorso delle primarie, attraverso modifiche statutarie che contrastano lo Statuto appena approvato, e i poteri della Assemblea sono stati trasferiti ad una Direzione eletta secondo la prassi consolidata nelle precedenti assemblee, e costituita nel rispetto di appartenenze di gruppo definite a partire da abitudini e frequentazioni passate più che da differenze di opinioni politiche presenti. Nè d'altra parte si capisce come altrimenti potrebbe essere composta la Direzione una volta che il partito è stato privato di occasioni di confronto che ci consentano di conoscere le rispettive opinioni politiche e quindi, a partire da esse, unirci, o distinguerci tra di noi.
Non è nelle intenzioni di questa lettera quella di intrattenerti sulle contestazioni formali relative alle trasgressioni della democrazia e della legalità di partito. Di queste decideranno gli organi competenti presso i quali alcuni delegati hanno già presentato un formale ricorso nell'interesse e solo nell'interesse del partito. Di queste dà conto più dettagliato la nota allegata a piè di pagina.
Quello sul quale voglio richiamare la tua attenzione, al di là della forma, è la sostanza del problema. Quale che sia il giudizio sulle cause che ci hanno condotto a questo punto, è difficile infatti non riconoscere che, a nove mesi dalle primarie, il partito si trovi in una condizione che nessuno avrebbe allora immaginato. Molti, avvertiti come me dal crescente abbandono di nostri elettori verso l'astensionismo, o verso altre scelte politiche o antipolitiche, guardano con grande preoccupazione alle prove che ci attendono. Altri sono invece più ottimisti e pensano che i consensi raccolti costituiscono una solida base di partenza per ulteriori avanzamenti. Altri ancora nascondono invece purtroppo le attese di futuri esiti negativi pensando che essi possano facilitare la ridefinizione dei rapporti interni al partito quasi che le prossime elezioni europee possano svolgere la funzione di un congresso. Sullo sfondo di questi diversi scenari il corpo del partito è intanto attraversato e diviso da dibattiti spesso aspri su temi che per il loro rilievo sono destinati a definire l'identità e a decidere del futuro del partito. Dalla legge elettorale al federalismo fiscale, dalla dissoluzione di alleanze passate alla ricerca di alleanze nuove, dalla giustizia alla economia. Quel che qui conta è che questi dibattiti si svolgono dappertutto, all'infuori che nelle sedi ufficiali del partito, e che sono spesso pensati per segnalare presenze, affermare preminenze, anticipare dissidenze. Iniziative che, come è stato detto, potrebbero anche proporsi come affluenti del grande fiume del partito, ma che privi invece di un approdo vanno producendo un pantano che si allarga ogni giorno di più.
E' pensando a questo rischio che, all'indomani delle elezioni politiche e della prima grave sconfitta subita al Comune di Roma, avevo condiviso la proposta che il segretario del Partito aveva avanzato, anche se all'interno di organi informali e in modo informale, per l'apertura di un percorso congressuale che consentisse quel largo confronto e quella verifica comune che non era stata possibile in passato nè dentro le primarie, nè dentro l'Assemblea Costituente che le primarie avevano eletto proprio a questo fine. Una proposta respinta nell'immediato da quasi tutti: chi con l'argomento che non se ne vedevano i presupposti, chi con la proposta di rinviare tutto all'indomani del risultato delle europee. Altri invece obiettarono che piuttosto che pensare a percorsi straordinari era meglio utilizzare quelli ordinari. E perciò fu convocata l'Assemblea Costituente con l'idea che potesse finalmente affrontare e decidere tempestivamente i temi in agenda. E anche per questo si decise di dedicare finalmente ad essa due giorni. Era e sarebbe stato quello il nostro Congresso si disse. Se non è un Congresso un organo di 2858 persone cosa è mai un congresso? Si disse. Se non è un Congresso un organo eletto da 3.554.000 persone cosa mai è un congresso? Si aggiunse. Il guaio è che è stato detto con vanto, mentre lo si sarebbe dovuto dire con vergogna. Quale partito si sentirebbe infatti di avviare il percorso che noi abbiamo avviato, con l'enfasi che abbiamo dato alla partecipazione diretta, con la risposta che abbiamo raccolto, con la domanda che abbiamo alimentato, per interromperlo poi così come noi lo abbiamo interrotto? Come accettare che questo partito sia proprio il nostro Partito, il Partito che in nome delle primarie si è presentato agli italiani come un partito nuovo, il Partito Democratico?
E' per questo motivo, che da delegato a delegato, prima di arrendermi definitivamente alla realtà, sento il dovere di chiederti di associarti alla mia richiesta per una nuova convocazione della Assemblea Costituente, perchè possa finalmente dibattere, ma ancor più perchè, nel rispetto delle regole che ci siamo dati con lo Statuto, possa decidere del futuro del partito.
E' una richiesta guidata solo dalla passione che tu ed io abbiamo per il partito e per la democrazia in Italia, una richiesta che prescinde dalla condivisione tra noi di posizioni sui distinti argomenti ora in discussione.
Se convieni sulla sostanza delle mie preoccupazioni e convieni sul senso della mia proposta ti prego di darmi un riscontro all'indirizzo arturoparisi@arturoparisi.it dal quale ti scrivo.
Ti ringrazio per l'attenzione e ti saluto con amicizia
Arturo Parisi
NOTA SULLO SVOLGIMENTO DELL’ASSEMBLEA
In data 20 giugno 2008 si è tenuta presso la Nuova Fiera di Roma l’Assemblea Nazionale, ex Assembla nazionale costituente.
L’annuncio della convocazione era stato dato il 15 maggio 2008 dal Segretario nazionale del Partito Democratico Walter Veltroni durante lo svolgimento del Coordinamento nazionale. Nonostante i 35 giorni di tempo dalla convocazione l’ordine del giorno è stato trasmesso ai delegati solo il 18 giugno nel modo seguente:
1.Relazione del segretario, 2. Dibattito, 3. Dimissioni del presidente, 4. Provvedimenti, 5. Elezioni della direzione nazionale e correlate modifiche statutarie, 6. Elezione del collegio sindacale, 7. Varie ed eventuali.
Si noti che gli elementi di informazione relativi alle modifiche statutarie e alle modalità di elezione della direzione sono stati resi accessibili ai delegati soltanto nel corso dell’Assemblea.
Lo svolgimento dei punti all’ordine del giorno relativi alle modifiche statutarie è avvenuto in palese violazione dello statuto. Per quanto attiene le modifiche statutarie in quanto il numero dei delegati presenti era visibilmente inferiore ai 1429 delegati, cioè la metà più uno dei componenti dell’assemblea, necessari al raggiungimento del “numero legale” previsti perché l’assemblea fosse legittimata ad assumere decisioni in merito a modifiche statutarie come previsto nello Statuto dall’articolo 44, primo comma che recita “Le modifiche al presente Statuto sono approvate dall’assemblea nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti.”
La mancanza della maggioranza assoluta dei componenti ha quindi reso illegittime le modifiche statutarie e pertanto nulle anche le decisioni ad esse conseguenti. E’ evidente, infatti, che l’articolo 45 comma 1 delle norme transitorie dello statuto, che recita “L’assemblea costituente nazionale eletta il 14 ottobre 2007 assume le funzioni attribuite dal presente Statuto all’Assemblea nazionale.” riconosca tutte le caratteristiche dell’Assemblea Nazionale all’Assemblea Nazionale Costituente.
E’ necessario inoltre osservare che l’organizzazione dei lavori dell’assemblea del 20 giugno finalizzata all’elezione della direzione nazionale del partito, cosi come prevista dalle modifiche statutarie proposte, non era sufficiente a garantire il rispetto dell’articolo 2, comma 5 punti F e G. Articolato che recita “Gli iscritti e le iscritte del Partito Democratico hanno inoltre il diritto di: F) essere compiutamente informati ai fini di una partecipazione consapevole alla vita interna del partito. G) Avanzare la propria candidatura per gli organismi dirigenti ai diversi livelli e sottoscrivere le proposte di candidatura per l’elezione diretta da parte di tutti gli elettori. Per quanto attiene la direzione è stato, infatti, impedito ai delegati di fatto di presentare proposte diverse da quella del Segretario perché la possibilità di presentare liste alternative è stata resa nota e illustrata nel corso dei lavori con condizioni impraticabili (facoltà di presentare le liste diverse tra le ore 14 e le ore 17 a condizione con il sostegno del 10% dei componenti dell’assemblea).
Si chiede quindi il ripristino della legalità e conseguentemente l’annullamento delle deliberazioni avvenute nell’assemblea del 20 giugno 2008. novità in vistaCari frequentatori di questo blog, sto lavorando per rinnovarlo, ampliarlo con alcune "sorprese"!!!!!!!
Non appena avrò news ve le segnalerò, non dubitatene!
...non vedo l'ora..........mi sto lanciando in un progetto tutto nuovo ed affascinante, diciamo molto molto più completo!
see you soon
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... da ricordare
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